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Archive for the ‘Senza categoria’ Category

Webmag – Terza Puntata

martedì, maggio 11th, 2010

webmag Terza puntata 2010 from THE LAUNDRY on Vimeo.

Alex Britti – .23

martedì, marzo 2nd, 2010

.23, numero che allude al giorno della sua nascita, è il 6° disco per Alex, un mix tra vari generi: blues, rock, fusion, jazz, pop, folk, soul, reggae con un regalo da grande chitarrista per i propri fan, un assolo di chitarra che parte dopo alcuni minuti dalla fine dell’ultima canzone del disco: una traccia fantasma, da vero bluesman, registrata durante uno dei suoi concerti.
Il cantautore romano, ha anticipato l’uscita del cd con il singolo in rotazione nelle radio “Piove” in cui canta la storia di un amore finito, però ancora vivo nel cuore dei due protagonisti; una canzone che ha riscosso grande successo, brano d’apertura del capolavoro uscito a distanza di 4 anni dall’ultimo album di inediti. Buona fortuna, seconda traccia, è dedicata a un amore passato con il quale ha trascorso momenti d’incomprensione. In “Esci piano” viene fuori tutto il suo talento di chitarrista ed è sicuramente il brano musicalmente più interessante. Il lavoro è tutto autobiografico e tratta vari temi, dall’amore ai temi sociali quali il razzismo, l’omofobia. Spiega il cantautore: «Nero su bianco ho raccontato tutti gli interrogativi e le riflessioni che al risveglio, dopo aver carburato un po’, affollano la mente». Alla realizzazione hanno partecipato grandi muscisti come il bassista Darryl Jones (Miles Davis, Sting, Eric Clapton, Rolling Stones), il batterista Paco Sery (già nel Joe Zawinul Syndacate), il sassofonista Bob Franceschini (tra gli altri, con Mike Stern) e l’arpista Cecilia Chailly (affermata solista e già al fianco, tra gli altri, di Fabrizio De André, Mina, Ludovico Einaudi).
L’artista è attualmente in tour teatrale e farà tappa anche a Cremona, al Teatro Ponchielli, il 20 marzo.

Tracklist:

1. Piove
2. Buona Fortuna
3. L’Attimo Per Sempre
4. Esci Piano
5. Amico Mio
6. Vieni Qui
7. Venite Tutti A Roma
8. Lasciatemi Sognare
9. Meno Di Zero
10. Così Come Sei
11. .23 + T.Blues (Ghost Track)

www.alexbritti.com

CMtv: prima puntata del WEBMAG 2010 del Centro Musica.

martedì, febbraio 16th, 2010

La redazione del Centro Musica si arricchisce della collaborazione di Valentina Granelli, Ilenia Fornasari, Laura Marcolini ed Aurora Cattarino per la produzione della seconda stagione del WEBMAG del Centro Musica del Comune di Cremona.

In questa puntata si parlerà di 7note, Chi è di Scena!, Opening Party del Centro Musica e Dialoghi Sonori.

Dalle ore 21.00 di oggi (16 febbraio 2010) sarà on line sulla nostra webtv.

The Soft Pack – The Soft Pack

giovedì, febbraio 4th, 2010

the-soft-pack-1

“But I think I’m gonna die/Before I see my time”. Così recita il ritornello di ‘Answer To Yourself’, traccia numero tre del primo album dei Soft Pack. Ritornello che mi ronza in testa da giorni ormai. Come tutto il disco del resto. Questa band indie-rock proveniente da San Diego è all’esordio, anche se ha già diviso il palco con band come: Last Shadow Puppets, Bloc Party, Franz Ferdinand e White Lies.
Bene, prendete una mezz’ora noiosa della vostra giornata (se mai l’avete), e tiratevi su il morale ascoltando quest’album, godendone appieno la scarica di adrenalina che trasmette! Certo non aspettatevi nulla che non sia già sentito, ma gustatevi dieci semplici e accattivanti canzoni garage-rock.
I Soft Pack possiedono un forte ascendente britannico nonostante la loro provenienza e già dai primi ascolti vi verranno in mente band come i Libertines o gli Strokes. Ma anche (perchè no?) i primi Weezer. Ciò che colpisce è soprattutto la capacità di creare dieci potenziali singoli con canzoni divertenti, immediate e di forte impatto che continuerete a canticchiare per giorni. Ogni pezzo ha il proprio riff accattivante o la propria frase di sicuro effetto. Le melodie sono chiare e trasparenti con un ritmo costantemente veloce e incalzante. L’unico momento del disco dove non ci sono schitarrate punk-rock-garage è nella splendida ballata ‘Mexico’, penultima traccia del disco. Ma non temete perchè l’album termina così com’era iniziato, con la frenetica ‘Parasites’.
Certo il gruppo deve crescere per dare più varietà ai suoni ma la strada imboccata è quella giusta.
I Soft Pack centrano il loro obiettivo anche perchè pochi gruppi vantano dischi così ben strutturati all’esorido.
Buon divertimento!

Tracklist:

1. C’mon
2. Down On Loving
3. Answer To Yourself
4. Move Along
5. Pull Out
6. More Or Less
7. Tides Of Time
8. Flammable
9. Mexico
10. Parasites

http://www.myspace.com/thesoftpack

http://thesoftpackofficial.com/

Videointervista – Walter Marocchi Malahierba

lunedì, dicembre 21st, 2009

Un breve video introduttivo del progetto jazz-rock di Walter Marocchi; la band ha pubblicato il suo primo album intitolato “Impollinazioni”,  scritto, prodotto ed arrangiato da leader Marocchi, la cui band include il pianista siciliano Fabrizio Mocata (già con stelle del jazz come Tavolazzi, Cantini, Fioravanti), il bassista Carlo Ferrara ed il batterista Stefano Lazzari. Si tratta di un disco originale e raffinato, ricco di atmosfere musicali provenienti un po’ dai quattro angoli del mondo, dal tango argentino, al  blues alla New Orleans sino alle atmosfere iberiche del Flamenco.

Il risultato  è una boccata di aria fresca, un bell’esperimento di jazz-latin-rock, non eccessivamente tecnico o virtuosistico ma sincero ed originale nella sua proposta, un mix di brani in cui il linguaggio jazzistico viene rielaborato con lo spirito di sperimentazione dell’indy-rock, senz’altro da ascoltare, magari mettendo da parte un po’ di musica degli inarrivabili mostri sacri del jazz.

Per aver maggiori informazioni sulla band:

http://www.myspace.com/waltermarocchi

http://www.cinemarocchi.com/

John Mayer – Battle of Studies

martedì, dicembre 15th, 2009

Eccolo qua l’ultima fatica della rockstar statunitense John Mayer. Fondamentalmente è un disco pop-rock,  forse potrebbe risultare indigesto a chi è stanco dell’usuale forma canzone o chi per rock moderno intende i Dead Weather di Jack White, il disco merita un’ascolto se non altro per il talento del suo autore.
John Mayer, cresciuto a pane e  Stevie Ray Vaughan, ha passato diversi anni a studiare al prestigioso Berklee College of Music per poi abbandonarlo da buon bluesman squattrinato e ribelle.
I suoi primi dischi (questo è il quarto ndr.) sono pop-rock mainstream senza troppi fronzoli e sinceramente non li apprezzo tantissimo, anche se hanno costituito il trampolino di lancio verso il grande pubblico, spesso più attratto dal gossip e dalle storie da cocktail party hollywoodiano di cui John si è reso protagonista. Una cosa è innegabile: John Mayer è uno dei migliori chitarristi rock-blues comparso dagli anni novanta in poi, anche se il suo songwriting è sempre stato orecchiabile e melodioso.
Con orecchio più attento  si deve riconoscere a Mayer la capacità di scrivere strofe e ritornelli sempre interessanti: armonie e linee melodiche jazzy, arrangiamenti e cori orginali,  assoli sempre di gran gusto; l’apice della sua esperienza e musicalità è  il DVD live “Where The Light Is” in cui spicca il  virtuosismo strumentale.
“Battle Of studies” è un lavoro senza troppe pretese, semplice e allo stesso tempo diretto, in cui un chitarrista e cantante talentuoso ha voglia di raccontare qualcosa di se, con musica e parole, come lo hanno fatto Eric Clapton e Joe Cocker.
Alcuni brani sono tipicamente pop-rock (Heartbreak Warfare, Half of my Heart) ma  trovano un loro perché nell’intensità dei testi e nel sound spensierato.
Altre canzoni rivelano uno spirito profondo (Perfectly Lonely, Assassin, Edge of Desire): chitarra e sezione ritmica sono accuratamente intrecciate, gli assoli essenziali ed originali, le parole toccanti, nell’insieme un sound raffinato e  di facile ascolto.
Tra i brani spicca la cover di “Crossroads” di Robert Johnson a riprova del  talento chitarristico di Mayer che con la dedizione e la speranza del blues-man ha sempre rincorso le orme di Jimi e Stevie.

Tracklist

Heartbreak Warfare
All We ever do is say goodbye
Half of my Heart
Who Says
Perfectly lonely
Assasin
Crossoroads
War of My Life
Edge of Desire
Do You Know Me
Friends, Lover or Nothing

www.myspace.com\johnmayer

www.johnmayer.com

Port O’ Brien – Threadbare

mercoledì, ottobre 21st, 2009

threadbare

Secondo lavoro in studio per i Port O’Brien, quartetto statunitense che nasce da un idea di Van Pierszalowski e Cambria Goodwin. Le vicende che portano alla formazione della band sono quantomeno strane.

Infatti Van lavora come pescatore di salmoni nei mari del nord mentre Cambria gestisce una panetteria sulla costa.
I due iniziano a scrivere canzoni che confluiranno in “All We Could Do Was Sing”, primo lavoro della band (poi allargata a quattro elementi) pubblicato nel 2008. L’album ha giustamente riscosso un buon consenso da parte della critica visto che senza inventare nulla di nuovo i Port O’brien con il loro indie-folk leggero e diretto avevano davvero iniziato bene la loro carriera musicale.
A un anno abbondante di distanza il gruppo ci riprova con “Threadbare” un disco abbastanza diverso dal precedente.
I suoni sono diversi, a tratti più cupi. Le atmosfere molto più introspettive e meno spensierate rispetto a “All We Could Do Was Sing”. I motivi di questo cambiamento sono da ricercare ancora una volta nella vita dei protagonisti. La prematura scomparsa del fratello minore di Cambria ha segnato tutta la produzione di “Threadbare”. Non c’è comunque tristezza e desolazione nelle sonorità del disco ma un tentativo di affrontare il dolore e di andare avanti nonostante tutto. All’inizio, probabilmente, se avete in testa l’indie-folk spensierato del primo disco questo non vi sarà di facile ascolto. Ma alla lunga il disco suona molto bene, non sarà un capolavoro da inserire in qualche top ten a fine anno ma la “cupa” sensazione di calore e delicatezza che lascia è davvero notevole. “Threadbare” è stato composto in due fasi ben distinte che il gruppo ha mescolato all’interno del disco. Una prima fase in studio a San Francisco e una seconda in spazi più aperti a Los Angeles. Canzoni come “Will is Good” e “Oslo Campfire” portano con se un pò di quella spensieratezza e freschezza folk che manca poi in tutto l’album.
Questo disco può fare da colonna sonora ai vostri grigi pomeriggi invernali e vi consolerà o vi cullerà, in attesa di stagioni migliori, o peggiori, a seconda dei gusti.

Il quartetto ha in programma un tour che li vedrà esibirsi anche in Italia l’8 dicembre, al Circolo Arci 139 a Milano.

1- High Without The Hope
2- My Will Is Good
3- Oslo Campfire
4- In The Meantime
5- Tree Bones
6- Sour Milk Salt Water
7- Threadbare
8- Calm Me Down
9- Leap Year
10- Next Season
11- (Darkness Visible)
12- Love Me Throught
13- High Without The Hope

http://www.myspace.com/portobrien

Valéry Larbaud – Quando Manuel vide Fidel

lunedì, ottobre 19th, 2009

Valery Larbaud

Nuovo ep per i Valéry Larbaud, una delle band Cremonesi più longeve e coerenti delle ultime stagioni di alternative rock nostrano.

Quando Manuel vide Fidel è il titolo per un’ autoproduzione in free download di quattro nuovi ed inediti brani fedeli alla decennale storia della band.

Rock d’autore che si miscela con una sempre maggior ricerca lirica e poetica nella scrittura sia testuale che compositiva. E’infatti innegabile quanto la consapevolezza della band si sia rafforzata e consolidata con il passare degli anni.

La scrittura si fa infatti più fluida e meno pretenziosa, facendo della semplicità una notevole arma a favore del nuovo corso della band. La capacità di sintesi è infatti vitale per progetti di questo genere, che per natura tendono a smarrirsi in ricerche stilistiche non sempre favorevoli alla valorizzazione delle canzoni.

Un lavoro che quindi c’entra l’obiettivo di concentrare l’ascolto sulla vera anima dei brani e dei testi ad essi abbinati senza derive ulteriori.

Nota di merito per Vic, sicuramente il brano più riuscito e poetico della pubblicazione.

Per scaricare Quando Manuel vide Fidel clicca qui:
http://www.valerylarbaud.it/QMVF.zip

Tracklist:
1. I coriandoli per martedì
2. Quello che stiamo per perdere
3. I Giochi della Gioventù
4. Vic

www.valerylarbaud.it

Art Of Wind – The Art Of Wind

martedì, settembre 1st, 2009

Art of Wind

Folk Crepuscolare

Art of wind è lo pseudonimo di Marco Degl Esposti, cantautore ventitreenne , che vive sull’asse traballante Rovigo e Bologna. Scrive e canta da circa 3 anni, dal settembre 2006 porta in giro le sue canzoni per la neonata In The Bottle Records.

L’album, omonimo, è un insieme di 8 canzoni,  scritte e composte in circa 2 anni; come recita la presentazione dell’etichetta discografica: “raccontano di amore e viaggi, partenze e ritorni, tramonti e annegamenti tutti ambientati e immaginati sulle sponde del grande fiume nero”.

Per quanto dal disco emerga una certa cura negli arrangiamenti, nella ripresa dei suoni, i brani non sono un granché: giri armonici molto semplici, triti e ritriti, linee melodiche poco incisive.

il cantato, intimista e sussurato, è  poco convinvcente; ll sound ricercato da Art of Wind, a cavallo tra Nick Drake e Sigur Ros, ha un’identità un pò anonima e direi anche soporifera.

Consiglio di dare un’ascoltata al myspace di Jack Savoretti, cantautore Italo-Britannico, per farsi un idea di cosa significa trattare questo genere di musica con stile e voce graffiante.

Tracklist:

Melon Seed Blues

Purple She

Jupiter’s Nocturne

HOME

Wallkin Beside You

Angel

Seven Ghosts And Marion

The Lonesome Boy

www.myspace.com/artofwind

Morgan E Le Sagome – Live @ Arena Giardino

martedì, luglio 28th, 2009

Morgan

Due criminali per una tragedia
Ovvero: era meglio se stavo a casa col mio peggior nemico a guardare Quattro bassotti per un danese in videocassetta

Morgan è personaggio, il TV Color ormai ha sancito la sua esistenza anche agli occhi e alle orecchie (?) del Grande Pubblico®.
Morgan ormai è un personaggio, quindi non ha bisogno di suonare ai concerti, di preparare nuove versioni live dei suoi pezzi, selezionare tributi a canzoni o autori. Certo, non parla né di sesso né di possesso, ma sicuramente se oggi ha più successo non è certo per la sua musica. «È questa la demagogia dei personaggi che ricalcano i modelli del mercato di canzoni», e televisivo, aggiungerei. Qualcuno potrebbe obiettare che in fondo Morgan è se stesso e che da sempre dimentica strofe, improvvisa arrangiamenti estemporanei, usa melodica e cimbali o sperimenta in presa diretta, imbrattando ogni pezzo con i sintetizzatori. Di primo acchito parrebbe sembrare il Morgan di cinque o dieci anni fa. Personalmente credo che ci sia una sostanziale differenza: mentre un tempo il personaggio era ad uso e consumo esclusivo della musica, oggi invece esonda e dilaga, coprendo tutto il resto.
Sulle note di un’appena abbozzata Animali Familiari, tra una boutade ed una presentazione de Le Sagome che l’accompagnano, inizia il breve e noioso show cremonese di venerdì 17 luglio 2009 del cantante Morgan, in arte Marco Castoldi.
Già dal secondo pezzo, Amore Assurdo, si coglie la scarsezza della voce, accompagnata da qualche stonatura sui ritornelli, che la vecchia volpe cerca di coprire con l’aiuto della voce robotizzata di Megahertz. Rien a fair. Quelli che l’hanno sentito in forma si ricordano ben altro, senza coretti a sporcare i vocalizzi dell’ugola egocentrica del dandy di Muggiò.
Stesso album e stesso stile alla cazzo, propone una Da A Ad A veloce e molto scarna. Cerca di giocare al crooner, abbassa la voce, la rende fintamente roca, ammicca al pubblico, ma il risultato è poco più che un’imitazione di Gigi Proietti chansonnier di Tu Ma Rot El Ca’.
Nel frattempo usa un po’ di cimbali, la melodica, tamburella su tutto ciò che trova, semina scompiglio sul palco per la gioia ed il divertimento del Grande Pubblico® (che non è certo avaro di commenti di ogni sorta, dallo stupore dialettale al basimento infantile alle onomatopee genitali tipiche delle nostre zone).
Poi è la volta di Le Ragioni Delle Piogge, presentata completamente stravolta, molto interessante, se solo Morgan non inciampasse sullo spartito un po’ troppo spesso, cercando di celare gli errori con l’uso casuale dei synth che lo circondano. Gli applausi del Grande Pubblico® scrosciano tanti quante le risate, i flash delle macchinette digitali comprate su Media Shopping ed i «Sei forte Morgan!», ma ad un tratto l’incanto si rompe, perché l’eroe per famiglie del Grande Pubblico® suona Il Mio Mondo del collega morto Bindi.
È sicuramente la cover più abbordabile del repertorio dei cantautori morti, perché (anche) la canzone ha un passato televisivo, ma evidentemente troppo remoto, quindi di valore nullo per il Grande Pubblico® assetato di postmoderno.
Castoldi rilancia con un’altra cover, ma il Grande Pubblico®, da tiepido, diventa freddo. Cioè, non che il sacro rito dell’applauso si interrompa, ma dal semisilenzio il vociare aumenta, così come i cellulari che s’illuminano di Short Message Service.
Heaven In My Cocktail ridà animo al parterre, che sembra riconoscerla, o perlomeno sembra apprezzare il ritmo sincopato del pezzo roboante dai suoni vintage. Ma anche dietro un easy listening si possono celare temibili insidie.
La traccia 10 di Canzoni Dell’Appartamento ha una peculiarità molto scenica: alla parola «Confusione!», i musicanti si lasciano andare ad un intermezzo caotico, un orgasmo sonoro fuori controllo rispetto al canonico schema strofa/ritornello. Dal vivo, ciò ha sempre provocato situazioni divertenti: l’uso individuale ed autonomo dei vari strumenti, l’inserzione di interi frammenti di altre canzoni (perlopiù cover), il gioco dei rimandi che ne scaturiva… E qui casca l’asino: il Grande Pubblico®, non certo avvezzo a nulla che non sia già precotto e digerito, va letteralmente in panico, applaudendo a più riprese i brani inseriti nella sequenza, e rimanendo spiazzato ed impassibile al vero termine del pezzo.
L’autore della canzone non gradisce. Le falangette congiunte, il movimento dei polsi avanti e indietro, inequivocabile: «Ma che ce state a fa’?», dice il Castoldi col linguaggio non verbale. E qui fa una tipica morganata: si butta al piano e – in solitaria – esegue parte della Rapsodia In Blu. Ripresosi dallo shock, fa Demoni Nella Notte con tutto il gruppo. Ma, sarà che il tempo di attenzione medio del Grande Pubblico® si attesta sui venti-trenta minuti (poi c’è la pubblicità), sarà che ormai la magia è infranta, saranno il ghiaccioli particolarmente diuretici, il deflusso in platea si fa massiccio e rumoroso. E siccome qui non c’è un tubo catodico a mediare con lo showman, il nostro Marco accumula un certo risentimento.
Come ennesimo tentativo di rianimare la serata, Morgan si gioca la carta del basso. Tra uno slap e l’altro esce Crash, ma la voglia è poca e le strofe sono state scritte forse troppi anni fa per ricordarle. Con un batterista preciso come Sergio Carnevale, poi, non ci si può permettere di andare fuori tempo.
Tra clap sui pezzi dal ritmo in quattro quarti («No, la clap no, dai»), applausi ad ogni prefinale di canzone e strofe tagliate sbagliate inventate, la serata continua nella sua discesa inesorabile verso il baratro degli inferi della morte e oltre. Del resto, se ci sono «dischi che si rifiutano di farsi ascoltare dalle menti sbagliate», perché non concerti? E soprattutto, perché insistere su questa forzatura, per poi fare il permaloso e suonare male? Arcano.
Ci mette un sacco ad uscire per il bis, poi scodella una facilissima La Cosa per venire incontro alle capacità mentali del Grande Pubblico®, chiede un coro, ottiene il silenzio, manda palesemente a quel paese la platea, genera un suono d’organetto e lo mette in loop, pronuncia la frase «Sentite questo accordo? Direi che potrebbe riassumere in maniera eccellente il concetto di noia», indica i presunti colpevoli e se ne va. Il Grande Pubblico® non capisce e applaude.
Insomma, il pirata che am(av)o ha scoperto il gusto del Grande Successo® (che cercava disperatamente fin dal singolo di Pop Tools), ma non vuole pagare il pegno di avere come pubblico il Grande Pubblico®, che sistematicamente lo costringe a rendere gli show commediole, dove ad emergere non è l’eclettismo musicale, bensì solo il personaggio Morgan portato all’esasperazione, come una scimmietta dal berretto rosso.
Ciò non significa che io creda al trobar chiuso, o che un artista debba fare il Rodolfo, tutta la vita in soffitta a pensare alla sua Mimì. Però le tournée preparate come si deve, con la giusta dose di cover/tributo e con tante prove alle spalle, erano davvero tutta un’altra musica.

Alfredo Traps