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Archive for the ‘live’ Category

Certe Notti (Aterballetto)

mercoledì, febbraio 24th, 2010

“Leggero, nel vestito migliore, senza andata nè ritorno senza destinazione. Leggero, nel vestito migliore, nella testa un pò di sole e in bocca una canzone”. Questo riff cantato, recitato più volte, sembra quasi voglia essere la chiave, il succo, il punto di partenza di tutto. Con un Teatro Ponchielli gremito di amanti della danza e di fans di Luciano, si apre lo spettacolo con le note del tema “Sopravvissuti e sopravviventi”; su dei monitor appesi il filmato di una bellerina. Poi ecco i primi  ballerini “dal vivo” impossessarsi del palco a passi di danza su una delle tante e bellissime poesie che si alternano alle canzoni, monologhi per tutta la durata dello show. “Certe notti” nasce dall’incontro tra Luciano Ligabue, Mauro Bigonzetti (coreografo di Aterballetto compagnia di produzione e distribuzione di spettacoli di danza in Italia) e Angelo Davoli (creatore del concept scenografico). Il noto coreografo ha dato vita a uno show coerente con lo spirito tipico delle canzoni del Liga (per i fans) con quelle atmosfere di provincia dove c’è la voglia di evadere da una realtà che troppo spesso và stretta unita dai grandi sogni e speranze alla ricerca di novità, di una nuova vita. Questa magica fusione tra musica e danza sceglie come culla la notte, “il luogo della nostra immaginazione, delle nostre inquietudini e dei nostri sogni” scrive Begonzetti. “Certe notti” evoca la straordinaria tensione dell’artista prima che si apra il sipario, ma anche la scoperta di una realtà più vera, che solo l’oscurità è in grado di svelare. Un ispirazione a spingersi sempre più in alto e ad andare oltre l’apparenza che, Davoli, ha sintetizzato in un allestimento multimediale, dove i due elementi aria e terra sono simboleggiati dalla presenza di silos industriali e dal cielo. Una delle esibizioni più emozionanti, è sicuramente, il passo a due sulle note di “ho messo via” nel quale i ballerini, danzano dietro a un grande telo trasparente su cui vengono proiettati squarci di nuvole. Ma anche gli assoli, balli di gruppo e ancora passi a due su canzoni più profonde, dolci come “Sono qui per l’amore” o “L’amore conta” per passare a pezzi di tutt’altro genere come “Vivo morto o x” passando poi da uno dei più bei brani di Ligabue “Piccola stella senza cielo”, con una coreografia da pelle d’oca, al “Quando tocca a te”, pezzo per veri intenditori, dirigendosi poi verso la chiusura dello show con “Leggero” ed infine la conclusione: “Certe notti” che da il nome a questa straordinaria opera. Da sottolinearare inoltre alcune parti recitate, tratte dal primo film di Ligabue “Radiofreccia”; monologhi eseguiti alla perfezione dagli artisti sul palco, alcuni anche in chiave ironica. Emozionanti e molto suggestive le coreografie realizzate sulla recitazione delle poesie (tratte dal libro “Lettere d’amore nel frigo”). Dice Ligabue: “Non esiste un essere umano a cui piaccia esattamente tutta la stessa musica e questo vale per qualsiasi espressione artistica. Ma se la maggior parte delle opere d’arte viene assimilata attraverso gli occhi, nella musica bisogna fare i conti anche con una variante in più: la fisica. Ecco allora la risposta intera di un grande coreografo e di una prestigiosa compagnia di danza ad alcune delle mie canzoni; il corpo dimostra di avere tanti segreti da svelare, soprattutto quelli che conosce della musica”. Il risultato di questa fantastica collaborazione è più che ottimo e il pubblico, fans e non di Luciano, l’ha dimostrato con grandi applausi. Una “musica”, appunto, per le proprie orecchie ma anche per i propri occhi.

Nella foto Bigonzetti, Ligabue e Davoli

http://www.certenottiaterballetto.it/

Arctic Monkeys + Mystery Jets Live @ Palasharp, Milano, 26/01/10

domenica, gennaio 31st, 2010

Arctic Monkeys Live

26 gennaio 2010: le Scimmie Artiche di Sheffield portano al Palasharp di Milano il loro spettacolo, forti dell’ultimo album “Humbug“. Il concerto è sold out, nonostante le numerose critiche riguardo la loro scarsa presenza on-stage, ritenuta (come cita Wikipedia dalla rivista britannica NME) non degna “del ruolo di rockstar che si sono meritati di ottenere”. Le critiche non sono mancate neanche al loro nuovo sound, coperto dalla sabbia stoner del co-produttore Josh Homme (Kyuss, Queens of the Stone Age, Eagles of Death Metal e Them Crooked Vultures tra i tanti), quasi privo dei loro caratteristici riff tiratissimi e marcato da un tono più riflessivo, malleabile. Le storie di vita notturna fatte di buttafuori, piste da ballo e puttane tipiche delle lyrics di Alex Turner sono ancora presenti, ma sono più sfumate, allusive, ricche di metafore (esempio perfetto è il secondo singolo tratto dall’album, “Cornerstone”, andate a leggerne il testo). Insomma, un album probabilmente difficile da accettare per i fan più legati al loro sound originale, ma che dimostra la capacità dei quattro inglesi di reinventarsi e portarsi in nuovi territori musicali.

Dopo ore ed ore rese eterne dal freddo pungente e dai fiocchi di neve che verso sera iniziano a posarsi su Milano, i cancelli si aprono. L’attesa non è delle più facili, in quanto il pubblico inizia a spingere pesantemente ancora prima che gli opener Mystery Jets si presentino sul palco. Fenomeno tipicamente Italiano al quale dovremmo essere abituati, ma del quale continuiamo giustamente, secondo il sottoscritto, a lamentarci. I Jets, alla prima data in Italia, fanno la loro degna figura come opener: sanno tenere il palco, senza però ottenere particolari picchi di attenzione. I pezzi del nuovo album “Twenty One” rendono bene dal vivo, forse anche in modo migliore che su disco (soprattutto la splendida “Hideaway”, caratterizzata da un riff di tastiera iniziale degno degli ultimi Kasabian). Senza infamia e senza lode, i quattro lasciano il palco e un telo rosso nasconde il palco agli occhi del Palasharp.

Spente le luci e aperto il sipario, agli occhi del pubblico compaiono quattro figure nere circondate da luci accecanti, in un mare di nebbia, insieme alle prime note di “Dance Little Liar“: una perfetta introduzione nell’atmosfera di “Humbug”. Dopo qualche minuto, il ritmo di batteria che chiude il pezzo rallenta. Rallenta. Rallenta. E parte “Brianstorm“. Le luci diventano rosse e lampeggianti, il fumo aumenta, le casse toraciche degli spettatori in prima fila iniziano a soffrire. Da quel momento in poi, le Scimmie Artiche spaziano liberamente tra i loro tre album, alternando chitarre pulite ad attacchi distorti, proponendo in fila “This House Is a Circus“, “Still Take You Home” e la marziale “Potion Approaching“.

La prima “sorpresa” del concerto per i fan non preparati è la cover di “Red Right Hand” di Nick Cave & The Bad Seeds, proposta da qualche mese a questa parte nelle loro setlist. Il pezzo si addice al sound degli Arctic, e i quattro la reinterpretano in maniera più che degna, anche se proporre canzoni di altri artisti sembra un pò superfuo per una band del loro livello. Le successive “My Propeller” (annunciata come terzo singolo dall’album), “Crying Lightning” e “Catapult” (ottima b-side del singolo di “Cornerstone”) preparano splendidamente la botta che arriva con “The View From the Afternoon” e “I Bet You Look Good on the Dancefloor“, accolte più che caldamente da tutto il pubblico. Come per voler dare un po’ di respiro alla bolgia che si muove sotto il palco, vengono proposte “Cornerstone” e “If You Were There, Beware“. L’ultimo attacco frontale dello show arriva con “Pretty Visitors“, “Do Me a Favour” e “When the Sun Goes Down” (assordanti le urla dei fan tra la fine dell’introduzione e l’”He’s a scumbag, don’t you know?” che precede il riff principale della canzone). Il set principale si chiude con “Secret Door“, secondo il sottoscritto pezzo migliore del nuovo album, canzone dalla strofa ipnotica e dallo splendido finale, sul quale uno stormo di coriandoli cade sul Palasharp.

Una breve pausa e la splendida “Fluorescent Adolescent“, seguita da “505“, chiudono definitivamente lo show. Alex, Jamie, Nick e Matt abbandonano il palco tra applausi scroscianti, ma lo fanno umilmente, senza troppe parole, con un atteggiamento riservato. Gli Arctic Monkeys sono venuti, hanno suonato, hanno ringraziato e se ne sono andati. E lo hanno fatto con grande stile, senza tirarsela, senza lesinare sulle canzoni nuove, senza accontentare i (fortunatamente pochi) fan che continuano ad ascoltare sempre e solo “Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not” a ripetizione.

Elia Alovisi

Dialoghi Sonori 2009/2010: primo appuntamento – NOEMI

martedì, gennaio 5th, 2010

Quando abbiamo presentato l’undicesima edizione di Cantiere Sonoro sapevamo già il grave pericolo che la cultura e l’espressività giovanili stavano correndo. Nonostante questo il 17 dicembre 2009 ad aprire Dialoghi Sonori 2009/2010, nell’ambito del progetto Pianeta Giovani, è stato il concerto di NOEMI, accolta dalla sala gremita. Dopo il concerto, Valentina Granelli l’ha incontrata per la CMtv. Buona visione.

Donkey Riot

martedì, novembre 3rd, 2009

Sabato 10 ottobre 2009
Sono le ore 07:30 precise, alla stazione di Via Dante, e uno sciame di studenti delle superiori sta scendendo dai rispettivi pullman per raggiungere le aule di scuola. Uno strano scenario si presenta però ai loro occhi, nel piazzale davanti al bar: come in un blitz improvviso, i Jojo In The Stars montano in fretta e furia l’impianto sonoro e cominciano a suonare il loro energico punk rock nel bel mezzo del sonnacchioso silenzio mattutino, mentre alcuni scritti di Domenico Scialoja sulla scuola, riuniti sotto il titolo La rivolta dell’asino, vengono distribuiti ai presenti. Nessuna diffidenza iniziale: è la musica a farla da padrona. Ragazzi e ragazze si addensano a frotte intorno al gruppo e si trattengono, sempre più numerosi, fino a pochi minuti dal suono delle campane, per poi defluire verso le loro occupazioni. Un inusuale inizio di giornata, non c’è che dire.

Raffaele Ariano

Morgan E Le Sagome – Live @ Arena Giardino

martedì, luglio 28th, 2009

Morgan

Due criminali per una tragedia
Ovvero: era meglio se stavo a casa col mio peggior nemico a guardare Quattro bassotti per un danese in videocassetta

Morgan è personaggio, il TV Color ormai ha sancito la sua esistenza anche agli occhi e alle orecchie (?) del Grande Pubblico®.
Morgan ormai è un personaggio, quindi non ha bisogno di suonare ai concerti, di preparare nuove versioni live dei suoi pezzi, selezionare tributi a canzoni o autori. Certo, non parla né di sesso né di possesso, ma sicuramente se oggi ha più successo non è certo per la sua musica. «È questa la demagogia dei personaggi che ricalcano i modelli del mercato di canzoni», e televisivo, aggiungerei. Qualcuno potrebbe obiettare che in fondo Morgan è se stesso e che da sempre dimentica strofe, improvvisa arrangiamenti estemporanei, usa melodica e cimbali o sperimenta in presa diretta, imbrattando ogni pezzo con i sintetizzatori. Di primo acchito parrebbe sembrare il Morgan di cinque o dieci anni fa. Personalmente credo che ci sia una sostanziale differenza: mentre un tempo il personaggio era ad uso e consumo esclusivo della musica, oggi invece esonda e dilaga, coprendo tutto il resto.
Sulle note di un’appena abbozzata Animali Familiari, tra una boutade ed una presentazione de Le Sagome che l’accompagnano, inizia il breve e noioso show cremonese di venerdì 17 luglio 2009 del cantante Morgan, in arte Marco Castoldi.
Già dal secondo pezzo, Amore Assurdo, si coglie la scarsezza della voce, accompagnata da qualche stonatura sui ritornelli, che la vecchia volpe cerca di coprire con l’aiuto della voce robotizzata di Megahertz. Rien a fair. Quelli che l’hanno sentito in forma si ricordano ben altro, senza coretti a sporcare i vocalizzi dell’ugola egocentrica del dandy di Muggiò.
Stesso album e stesso stile alla cazzo, propone una Da A Ad A veloce e molto scarna. Cerca di giocare al crooner, abbassa la voce, la rende fintamente roca, ammicca al pubblico, ma il risultato è poco più che un’imitazione di Gigi Proietti chansonnier di Tu Ma Rot El Ca’.
Nel frattempo usa un po’ di cimbali, la melodica, tamburella su tutto ciò che trova, semina scompiglio sul palco per la gioia ed il divertimento del Grande Pubblico® (che non è certo avaro di commenti di ogni sorta, dallo stupore dialettale al basimento infantile alle onomatopee genitali tipiche delle nostre zone).
Poi è la volta di Le Ragioni Delle Piogge, presentata completamente stravolta, molto interessante, se solo Morgan non inciampasse sullo spartito un po’ troppo spesso, cercando di celare gli errori con l’uso casuale dei synth che lo circondano. Gli applausi del Grande Pubblico® scrosciano tanti quante le risate, i flash delle macchinette digitali comprate su Media Shopping ed i «Sei forte Morgan!», ma ad un tratto l’incanto si rompe, perché l’eroe per famiglie del Grande Pubblico® suona Il Mio Mondo del collega morto Bindi.
È sicuramente la cover più abbordabile del repertorio dei cantautori morti, perché (anche) la canzone ha un passato televisivo, ma evidentemente troppo remoto, quindi di valore nullo per il Grande Pubblico® assetato di postmoderno.
Castoldi rilancia con un’altra cover, ma il Grande Pubblico®, da tiepido, diventa freddo. Cioè, non che il sacro rito dell’applauso si interrompa, ma dal semisilenzio il vociare aumenta, così come i cellulari che s’illuminano di Short Message Service.
Heaven In My Cocktail ridà animo al parterre, che sembra riconoscerla, o perlomeno sembra apprezzare il ritmo sincopato del pezzo roboante dai suoni vintage. Ma anche dietro un easy listening si possono celare temibili insidie.
La traccia 10 di Canzoni Dell’Appartamento ha una peculiarità molto scenica: alla parola «Confusione!», i musicanti si lasciano andare ad un intermezzo caotico, un orgasmo sonoro fuori controllo rispetto al canonico schema strofa/ritornello. Dal vivo, ciò ha sempre provocato situazioni divertenti: l’uso individuale ed autonomo dei vari strumenti, l’inserzione di interi frammenti di altre canzoni (perlopiù cover), il gioco dei rimandi che ne scaturiva… E qui casca l’asino: il Grande Pubblico®, non certo avvezzo a nulla che non sia già precotto e digerito, va letteralmente in panico, applaudendo a più riprese i brani inseriti nella sequenza, e rimanendo spiazzato ed impassibile al vero termine del pezzo.
L’autore della canzone non gradisce. Le falangette congiunte, il movimento dei polsi avanti e indietro, inequivocabile: «Ma che ce state a fa’?», dice il Castoldi col linguaggio non verbale. E qui fa una tipica morganata: si butta al piano e – in solitaria – esegue parte della Rapsodia In Blu. Ripresosi dallo shock, fa Demoni Nella Notte con tutto il gruppo. Ma, sarà che il tempo di attenzione medio del Grande Pubblico® si attesta sui venti-trenta minuti (poi c’è la pubblicità), sarà che ormai la magia è infranta, saranno il ghiaccioli particolarmente diuretici, il deflusso in platea si fa massiccio e rumoroso. E siccome qui non c’è un tubo catodico a mediare con lo showman, il nostro Marco accumula un certo risentimento.
Come ennesimo tentativo di rianimare la serata, Morgan si gioca la carta del basso. Tra uno slap e l’altro esce Crash, ma la voglia è poca e le strofe sono state scritte forse troppi anni fa per ricordarle. Con un batterista preciso come Sergio Carnevale, poi, non ci si può permettere di andare fuori tempo.
Tra clap sui pezzi dal ritmo in quattro quarti («No, la clap no, dai»), applausi ad ogni prefinale di canzone e strofe tagliate sbagliate inventate, la serata continua nella sua discesa inesorabile verso il baratro degli inferi della morte e oltre. Del resto, se ci sono «dischi che si rifiutano di farsi ascoltare dalle menti sbagliate», perché non concerti? E soprattutto, perché insistere su questa forzatura, per poi fare il permaloso e suonare male? Arcano.
Ci mette un sacco ad uscire per il bis, poi scodella una facilissima La Cosa per venire incontro alle capacità mentali del Grande Pubblico®, chiede un coro, ottiene il silenzio, manda palesemente a quel paese la platea, genera un suono d’organetto e lo mette in loop, pronuncia la frase «Sentite questo accordo? Direi che potrebbe riassumere in maniera eccellente il concetto di noia», indica i presunti colpevoli e se ne va. Il Grande Pubblico® non capisce e applaude.
Insomma, il pirata che am(av)o ha scoperto il gusto del Grande Successo® (che cercava disperatamente fin dal singolo di Pop Tools), ma non vuole pagare il pegno di avere come pubblico il Grande Pubblico®, che sistematicamente lo costringe a rendere gli show commediole, dove ad emergere non è l’eclettismo musicale, bensì solo il personaggio Morgan portato all’esasperazione, come una scimmietta dal berretto rosso.
Ciò non significa che io creda al trobar chiuso, o che un artista debba fare il Rodolfo, tutta la vita in soffitta a pensare alla sua Mimì. Però le tournée preparate come si deve, con la giusta dose di cover/tributo e con tante prove alle spalle, erano davvero tutta un’altra musica.

Alfredo Traps

MI ODI Festival 2009

giovedì, maggio 14th, 2009

MIODI 2009

Prima edizione
Un giorno di musica a volume smodato

Stanco dei pantaloni stretti?

Degli occhiali da sole colorati anche quando piove?

Delle magliette a righe orizzontali? Di quelle con gli slogan sarcastici?

Ma soprattutto: della musica innocua?

Abbiamo quello che fa per te: il MiOdi apre porte e bottiglie alle 18.00 del 10 Giugno al Magnolia, e d’ora in avanti non avrai altro festival al di fuori di esso.
Lo sappiamo che non aspettavi altro. Ti si legge in faccia.

Tre giorni dopo il MiAmi arrivano i gruppi del MiOdi a cambiare l’aria e far tremare la terra e i fusti di birra. Tre palchi e un’unica serata per gustare il meglio del meglio (del meglio, del meglio, del meglio) della scena noise/hardcore/post-metal/sperimentale italiana, con performance esclusive, banchetti, un concorso assolutamente unico –il Metathlon!- per vincere una chitarra Epiphone e molto altro ancora.

Il cast definitivo, diviso per palchi, al netto di sorprese e catastrofi:


Main Stage: Zu, The Secret, Morkobot, Zippo


OutFrog Stage: Cripple Bastards, Inferno, Gerda, The Infarto, Scheisse!, El Thule, Stoner Kebab, Cani Sciorrì


InFrog Stage: Ovo(con la sonorizzazione del Nosferatu di Murnau), Xabier Iriondo, Bastion (Reverberi + Cosi + Donadello), Bologna Violenta, Lucertolas, Goran D. Sanchez

A tenere insieme il tutto la musica di SoloMacello with a little help from their friends.

La traiettoria tracciata dal festival è chiara: dall’hardcore all’avanguardia passando solo attraverso suoni che fanno rumore, e parecchio. Chiamatele punte di diamante, centravanti di sfondamento, orgoglio nazionale – come volete. Al MiOdi potrete vedere, per un prezzo ridicolo (5 Euro prima delle 20.00, 10 Euro dopo – così venite a vedere anche i primi gruppi), l’Italia che fa musica rumorosa, adatta per lo stomaco e anche per il cervello. Musica senza menate. Musica senza codici. Musica e basta: con l’unico requisito che possa coprire il rumore di turbine che arriva da Linate.

Il MiOdi non è un manifesto, non è una dichiarazione d’intenti. Il MiOdi è una fotografia dell’Italia che suona con l’ampli a 11. Una fotografia dove TUTTI fanno le corna.

Ad accompagnare i diciassette concerti (ma anche diciotto… o diciannove) banchetti con effettistica/strumenti, distribuzioni ed etichette (fra i partecipanti già confermati Sound Metak e T-Pedals), merchandising esclusivo e soprattutto il concorso più rock’n’roll dell’Estate: Il Metathlon!

Il Metathlon è una gara che mette in palio una spettacolare chitarra Epiphone Prophecy EM-2 FX per il vincitore che sulla distanza di tre prove otterrà il punteggio più alto.
Le tre gare rappresentano le discipline che ogni metallaro (e dintorni) dovrebbe padroneggiare fin dalla tenera età. Ovvero:
1. Quantità di birra tracannata in un minuto

2. Potenza (misurata in decibel – siamo gente seria) del rutto che ne consegue

3. Indice di massa grassa – altrimenti detto più sei fuori dal tuo peso forma, più punti prendi.


Per aggiornamenti, notizie, video, audio e soprattutto le SORPRESE in arrivo, tenete d’occhio questo blog.


Pensaci bene. Se non vieni alla prima edizione non potrai fare il figo con gli amici quando avrai cinquant’anni: te la senti di correre il rischio?


MIODI 2009 – Prima edizione

10 Giugno dalle 18.00
Ingresso: 5 Euro prima delle 20.00, 10 Euro dopo le 20.00

Circolo Magnolia

via Circonvallazione Idroscalo, 41 20090 – Segrate (MI)
Tel: 02 7561 046 | Infoline: 333 85 34 814
Mail: info@circolomagnolia.itIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo / miodi666@gmail.comIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Web: http://miodi.blogspot.com http://www.circolomagnolia.it http://www.rockit.it/miodi

Ricordate che per il Magnolia estivo la tessera ARCI NON SERVE!