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Arctic Monkeys + Mystery Jets Live @ Palasharp, Milano, 26/01/10

gennaio 31st, 2010 at 18:06

Arctic Monkeys Live

26 gennaio 2010: le Scimmie Artiche di Sheffield portano al Palasharp di Milano il loro spettacolo, forti dell’ultimo album “Humbug“. Il concerto è sold out, nonostante le numerose critiche riguardo la loro scarsa presenza on-stage, ritenuta (come cita Wikipedia dalla rivista britannica NME) non degna “del ruolo di rockstar che si sono meritati di ottenere”. Le critiche non sono mancate neanche al loro nuovo sound, coperto dalla sabbia stoner del co-produttore Josh Homme (Kyuss, Queens of the Stone Age, Eagles of Death Metal e Them Crooked Vultures tra i tanti), quasi privo dei loro caratteristici riff tiratissimi e marcato da un tono più riflessivo, malleabile. Le storie di vita notturna fatte di buttafuori, piste da ballo e puttane tipiche delle lyrics di Alex Turner sono ancora presenti, ma sono più sfumate, allusive, ricche di metafore (esempio perfetto è il secondo singolo tratto dall’album, “Cornerstone”, andate a leggerne il testo). Insomma, un album probabilmente difficile da accettare per i fan più legati al loro sound originale, ma che dimostra la capacità dei quattro inglesi di reinventarsi e portarsi in nuovi territori musicali.

Dopo ore ed ore rese eterne dal freddo pungente e dai fiocchi di neve che verso sera iniziano a posarsi su Milano, i cancelli si aprono. L’attesa non è delle più facili, in quanto il pubblico inizia a spingere pesantemente ancora prima che gli opener Mystery Jets si presentino sul palco. Fenomeno tipicamente Italiano al quale dovremmo essere abituati, ma del quale continuiamo giustamente, secondo il sottoscritto, a lamentarci. I Jets, alla prima data in Italia, fanno la loro degna figura come opener: sanno tenere il palco, senza però ottenere particolari picchi di attenzione. I pezzi del nuovo album “Twenty One” rendono bene dal vivo, forse anche in modo migliore che su disco (soprattutto la splendida “Hideaway”, caratterizzata da un riff di tastiera iniziale degno degli ultimi Kasabian). Senza infamia e senza lode, i quattro lasciano il palco e un telo rosso nasconde il palco agli occhi del Palasharp.

Spente le luci e aperto il sipario, agli occhi del pubblico compaiono quattro figure nere circondate da luci accecanti, in un mare di nebbia, insieme alle prime note di “Dance Little Liar“: una perfetta introduzione nell’atmosfera di “Humbug”. Dopo qualche minuto, il ritmo di batteria che chiude il pezzo rallenta. Rallenta. Rallenta. E parte “Brianstorm“. Le luci diventano rosse e lampeggianti, il fumo aumenta, le casse toraciche degli spettatori in prima fila iniziano a soffrire. Da quel momento in poi, le Scimmie Artiche spaziano liberamente tra i loro tre album, alternando chitarre pulite ad attacchi distorti, proponendo in fila “This House Is a Circus“, “Still Take You Home” e la marziale “Potion Approaching“.

La prima “sorpresa” del concerto per i fan non preparati è la cover di “Red Right Hand” di Nick Cave & The Bad Seeds, proposta da qualche mese a questa parte nelle loro setlist. Il pezzo si addice al sound degli Arctic, e i quattro la reinterpretano in maniera più che degna, anche se proporre canzoni di altri artisti sembra un pò superfuo per una band del loro livello. Le successive “My Propeller” (annunciata come terzo singolo dall’album), “Crying Lightning” e “Catapult” (ottima b-side del singolo di “Cornerstone”) preparano splendidamente la botta che arriva con “The View From the Afternoon” e “I Bet You Look Good on the Dancefloor“, accolte più che caldamente da tutto il pubblico. Come per voler dare un po’ di respiro alla bolgia che si muove sotto il palco, vengono proposte “Cornerstone” e “If You Were There, Beware“. L’ultimo attacco frontale dello show arriva con “Pretty Visitors“, “Do Me a Favour” e “When the Sun Goes Down” (assordanti le urla dei fan tra la fine dell’introduzione e l’”He’s a scumbag, don’t you know?” che precede il riff principale della canzone). Il set principale si chiude con “Secret Door“, secondo il sottoscritto pezzo migliore del nuovo album, canzone dalla strofa ipnotica e dallo splendido finale, sul quale uno stormo di coriandoli cade sul Palasharp.

Una breve pausa e la splendida “Fluorescent Adolescent“, seguita da “505“, chiudono definitivamente lo show. Alex, Jamie, Nick e Matt abbandonano il palco tra applausi scroscianti, ma lo fanno umilmente, senza troppe parole, con un atteggiamento riservato. Gli Arctic Monkeys sono venuti, hanno suonato, hanno ringraziato e se ne sono andati. E lo hanno fatto con grande stile, senza tirarsela, senza lesinare sulle canzoni nuove, senza accontentare i (fortunatamente pochi) fan che continuano ad ascoltare sempre e solo “Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not” a ripetizione.

Elia Alovisi

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One Response to “Arctic Monkeys + Mystery Jets Live @ Palasharp, Milano, 26/01/10”

  1. Londa Boleware Says:

    You’re right on the money with this post, keep it up!

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